In passato definite ‘pane dei poveri’, le castagne sono oggi rinomate per le loro proprietà organolettiche e per la versatilità in cucina. Nell’articolo di oggi ripercorriamo la storia del frutto del castagno ed andiamo a scoprirne caratteristiche ed usi.
Iniziamo con una precisazione di carattere botanico: la castagna è il frutto della pianta del castagno; ciò che confondiamo spesso con il frutto dell’ippocastano è, invece, il suo seme (la cosiddetta ‘castagna matta’). Il castagno è un albero appartenente alla famiglia delle Fagaceae. Si tratta di una specie caducifoglie, molto longeva e dalle dimensioni imponenti. Presenta foglie seghettate ai margini e fiori di colore biancastro.
Le castagne si sviluppano dai fiori femminili fecondati e si presentano con ‘buccia’ di consistenza cuoiosa, glabra e di un colore marrone lucido all’esterno, mentre l’interno ha una colorazione tendente al marrone tenue o giallo. I frutti sono racchiusi in un involucro spinoso comunemente chiamato ‘riccio’. Una volta raggiunta la piena maturazione, il riccio si apre facendo intravedere le castagne contenute al suo interno. Fin dall’antichità, la pianta di castagno ha sempre rivestito un ruolo di spicco tra le essenze: il legno di castagno è da sempre uno dei più versatili e quindi ricercati.
Le castagne sono state definite per secoli il ‘pane dei poveri’, poiché’, una volta macinate, la loro farina veniva utilizzata per ‘rinforzare’ altre farine, più costose e quindi meno alla portata delle popolazioni povere rurali.
Nonostante siano state considerate per lungo tempo un alimento ‘povero’, questi frutti posseggono svariate proprietà benefiche: sono ricchi di amido e poveri di grassi; il loro alto quantitativo di fibre aiuta e facilita il transito intestinale; infine hanno un indice glicemico moderato e sono quindi adatti alle diete povere di glucosio. Foglie e corteccia del castagno sono inoltre alleati del sistema respiratorio: aiutano infatti a debellare la tosse ed a disinfettare le vie respiratorie.
A cura di: Pier Paolo Ferrari